Il dialogo

L'Italia spiegata ad E.T.

Dialogo immaginario sulla giustizia
di PASQUALE PROFITI

L’Italia spiegata ad E.T.

E’ un esercizio di disincrostazione mentale. Può sembrare infantile, puerile. A me sembra utile, anzi oggi indispensabile. Far finta di raccontare il nostro mondo a chi non sa nulla di ciò che accade sulla terra ed in Italia in particolare, ad un extraterrestre che non ha pregiudizi ideologi, interessi da difendere, incrostazioni culturali, per l’appunto. Ed immaginare le sue domande. Ci provo con la giustizia e dintorni, ma può essere pensato da ognuno di noi per altri settori: ambiente, economia, società, stili di vita, finanza. Ecco il dialogo immaginario.


Io: Ciao, sei un extraterrestre?

E.T.: Si, sono appena arrivato. Non so nulla di quanto succede nel vostro mondo ed in Italia. Come ve la passate?

Io: non posso dire bene. Siamo in piena crisi finanziaria mondiale; l’Italia, come al solito, si distingue, ma in negativo. Ti fornisco qualche dato: Il nostro debito pubblico è di oltre 2.000 di miliardi di euro e continua a crescere . In pratica sono oltre 33.000 euro per ogni italiano. Il rapporto tra il nostro debito pubblico ed il P.I.L., la ricchezza che produciamo, è di oltre il 120%, ed anche in questo caso siamo andati sempre peggiorando. In pratica i nostri debiti superano di moltissimo la ricchezza che riusciamo a produrre. Fossimo un’azienda saremmo già falliti. Ti basta un dato per capire il tutto: tra il 2000 ed il 2010 il nostro PIL pro capite, la ricchezza prodotta in media da ognuno noi, è tra le più basse del mondo, siamo ai livelli di Zimbabwe ed Haiti.

E.T.: quindi in questi anni vi siete impoveriti tutti?

Io: non proprio, qualcuno in questi dieci anni si è arricchito molto ai danni della maggior parte. Ci sono ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri e più numerosi. Ancora una volta ce lo dicono i dati. I lavoratori dipendenti, i retribuiti, hanno stipendi annuali di 4.000 euro sotto la media europea, ma una pressione fiscale a loro carico tra le più alte, al 46,9%. Sono loro che contribuiscono in massima parte al pagamento delle spese pubbliche; pensa che gli imprenditori in media, sulla base di quanto dichiarano, pare che guadagnino meno dei lavoratori dipendenti. Quasi tutti concordano che il tracollo economico e finanziario dell’Italia sia dovuto all’evasione fiscale,  ai manager che ingannano i risparmiatori, ai falsi invalidi, alle frodi sui fondi pubblici, ai lavori pubblici mal fatti, ad una pratica di illegalità che sperpera soldi pubblici in continuazione. E poi c’è la corruzione.

E.T.: che vuol dire?

Io: in pratica noi cittadini paghiamo qualcuno per darci un servizio, nell’interesse di tutti, ed invece lui pensa ai suoi interessi. In Italia è di 60 miliardi ogni anno, 1.000 euro per ciascuno di noi da quando nasciamo.

E.T.: quindi il corrotto ed il corruttore sprecano per sé la ricchezza che voi producete?

Io: proprio così. Pensa che ancora una volta tutti concordano che la corruzione sia un’altra importante causa del tracollo economico italiano.

E.T.: ma voi per bloccare i malvagi che affliggono la vostra società cosa fate?

Io: da tempo, dalla metà dell’ottocento, pensiamo di rinchiuderli nelle prigioni. Un luogo chiuso dove non puoi uscire e dove il tuo tempo e le tue occupazioni sono decise da altri, che noi paghiamo. In Italia è un vero castigo, alcune sentenze europee affermano che addirittura violi i diritti umani. Persone costrette in pochi metri quadri, 22 ore al giorno in una cella piccola, sdraiati su una branda, con altre 4 o 5 persone, bagno comune, talora senza riservatezza.

E.T.: caspita, allora siete proprio cattivi con i corruttori e gli evasori; ma loro continuano lo stesso?

Io: beh, non so come dirtelo. Di evasori e corruttori in pratica non ce ne sono in carcere; quando entrano ne escono presto. Qualcuno diventa anche importante, fa il parlamentare, o assume incarichi di rilievo nelle istituzioni pubbliche. Il carcere, la prigione, non è per loro, di fatto. Intendiamoci, a me il carcere non piace neanche per loro, ma tra questo e farne dei personaggi che discettano e decidono il destino dei nostri soldi, forse una via intermedia si potrebbe trovare.

E.T.: ma allora chi rimane in carcere?

Io: ti dico che in teoria il carcere è previsto per un’infinità di condotte. Ti faccio un esempio: supponi che tu abbia litigato con tua moglie, ti ferma un carabiniere, ti chiede i documenti e tu non glieli dai perché sei nervoso. Noi, la collettività, tramite le sue leggi, reagisce prevedendo la pena del carcere.

E.T.: per così poco? E’ come se ad un figlio che risponde male o torna tardi  a casa la sera il genitore non lo fa uscire dalla stanza per due mesi e lo fa vivere in quelle condizioni. Non mi sembra ci sia proporzione.

Io: per nulla. Ma è una delle tante cose che oramai si fa senza pensarci, anche perché poi di fatto in carcere ci finiscono solo i poveracci. Si potrebbero prevedere sanzioni meno severe, ma più efficaci, come il ritiro della patente, la revoca di licenze o autorizzazioni, pagamenti a favore dello stato, delle forze dell’ordine. E poi, anche se spesso rimane sulla carta, per dare il carcere servono tante persone, con un costo enorme. Un Pubblico ministero, un giudice di primo grado, tre giudici d’appello, cinque giudici di cassazione. Te ne dico un’altra. Io faccio il Pubblico Ministero, negli ultimi turni le persone sono state arrestate per furti di oggetti di poche valore, spesso meno di 100 euro, quasi mai sopra i mille euro. Poi qualcuno in carcere ci rimane, altri escono subito. Chi rimane ci sta per un paio di mesi, al costo, per lo Stato, per la sola permanenza in carcere, di miglia di euro, più di cento euro al giorno per ogni detenuto. Secondo me se al supermercato che ha subito il furto dessimo ogni volta l’equivalente del costo che sopporta lo Stato per il processo penale e la detenzione, inviterebbe ogni giorno quel ladro a compiere il furto. E poi ci sono gli arrestati per droga.

E.T.: cos’è la droga?

Io: è una cosa importante; pensa che è la merce che produce il secondo fatturato mondiale, sembra che abbia superato le armi ed è vicina a superare il petrolio. In pratica è un qualcosa che si assume per superare il normale stato di coscienza, per sentirsi meglio, talora più forti, invincibili.

E.T.: quindi serve per un proprio vizio, per il vizio di chi non si piace così com’è, vuole di più, non riesce a divertirsi senza un contributo esterno. Ma se è diventato un problema così grosso come avete pensato di risolverlo? Avete concentrato gli sforzi per avere sempre meno persone che hanno questa tendenza?

Io: nel mondo occidentale, da decenni e decenni, lo strumento principale e prevalente è la repressione penale. Spendiamo anche tantissimo per questa repressione, in Italia e nel mondo. Nella Procura dove lavoro, ad esempio, è stata la spesa principale delle intercettazioni nel corso degli anni; parlo di milioni di euro. E poi per questo vizio si creano bande criminali che commerciano in droga, perché il prezzo di vendita è alto proprio perché la vendita è vietata. Inoltre, molti che vendono e che finiscono in carcere sono anche loro assuntori e sono tra le categorie che per la maggior parte riempiono quel carcere di cui ti parlavo.

E.T.: però la vostra strategia non mi sembra abbia funzionato e continuate a spendere senza aver risolto il problema. Vediamo se ho capito: tutto ciò che influisce sulla vostra psiche non si può vendere; chi lo fa per soddisfare questo vizio altrui, lo mettete in carcere, mentre non curate la società affinché ci siano meno “viziosi”.

Io: è così, salvo che per un particolare che mi vergognavo di riferirti. Anche l’alcol è una merce che agisce sulla mente umana, ma quello si può vendere e lo Stato ci guadagna perché mette una tassa sulla produzione.

E.T.: e perché questa differenza? Non si potrebbe fare per la droga ciò che si fa per l’alcol?

Io: Non te lo so dire. Non riesco a darti una risposta sul punto, forse perché non sono troppo esperto. Sarà colpa mia. Di certo non ti conviene proporre di rivedere le cose sul punto della questione droga; ti direbbero subito che sono questioni di principio, che sei uno che vuoi vedere in giro i drogati per la città e far finire male i giovani. Magari lo direbbero anche a me, se avessi il coraggio di dire una cosa del genere, io che non fumo e non bevo nemmeno un goccio d’alcol, figurati se mi piace la droga o la dipendenza in genere. Solo mi piacerebbe che quel mare di soldi che buttiamo via nella repressione, lo spendessimo per evitare che la gente, i giovani, si droghino.

E.T.: mi sa che basta. Mi sembra solo strano che abbiate potuto accettare per così tanto tempo questa situazione e che la crisi non vi faccia ancora pensare di cambiare questi modi irragionevoli di vedere le cose.

Io: hai ragione, ma sai quelli che prima ti ho detto essere gli evasori, i corrotti e corruttori, quelli che si prendono i soldi per loro che dovrebbero essere di tutti? Quelli li abbiamo sempre chiamati furbi e spesso messi ai posti di comando. E loro hanno avuto tutto l’interesse a non innovare nulla, dall’ambiente, alla giustizia, all’informazione. Ci hanno rubato anche il pensiero, in un certo modo. Questo, mi sa, è il nostro vero problema oggi.

5 aprile 2013

pubblicato sul quotidiano "L'Adige" di Trento

5 aprile 2013
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