6-7 aprile 2025

Dopo una serie di rinvii dell’appuntamento elettorale – nonun buon segno per la vita istituzionale– si è finalmente giunti alle elezioni per rinnovare i consigli giudiziari.

I prossimi consigli giudiziari saranno chiamati a confrontarsi con le molte novità conseguenti alla riforma dell’ordinamento giudiziario.Per questo auspichiamo anzitutto che ciascun magistrato senta la responsabilità di partecipare alle elezioni: è necessario dare la più ampia legittimazione ai prossimi consigli giudiziari per far sì che essi esprimano in modo limpido le varie sensibilità culturali presenti in magistratura.

Nel prossimo quadriennio ogni consiglio giudiziario sarà chiamato a confrontarsi con la riforma della circolare sull’organizzazione degli uffici di procura; la riforma delle valutazioni di professionalità; la riforma del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria.

Crediamo che sia necessario accompagnare l’istituzione con la legittimazione di tutto il corpo elettorale, in una auspicabile dialettica di idee e con un utile pluralismo di punti di vista. Nelle elezioni di auto-governo decentrato contano certamente le persone. Ma contano anche le opzioni culturali che queste cercano di portare dentro il circuito di governo autonomo. E conta anche la coerenza dei gruppi associativi che quelle opzioni culturali provano a introdurre nella vita istituzionale.

Per cosa votare

Scelte organizzative.

Sotto il profilo organizzativo, Magistratura democratica ha da sempre affermato che la direzione di un ufficio giudiziario non possa essere una medaglia da appuntarsi al petto e ha sempre ritenuto cruciale affermare nei fatti l’organizzazione degli uffici giudiziari è, anzitutto, una funzione servente all’esercizio della giurisdizione.

In questa prospettiva, Magistratura democratica ha costantemente contrastato le tendenze gerarchiche e verticistiche che – sempre più spesso – vanno affermandosi nella normazione primaria e nella stessa cultura della magistratura.

È in questo spirito che Magistratura democratica ha sempre cercato di affermare nei fatti che non esistono scelte dei dirigenti insindacabili. Pur nel doveroso riconoscimento delle responsabilità di chi dirige un ufficio giudiziario, Magistratura democratica lavorerà perché si eserciti un serio sindacato sulle scelte organizzative dei dirigenti; è fondamentale che le scelte organizzative dei dirigenti siano oggetto di una seria valutazione; che deve essere orientata all’efficienza e alla tutela della qualità delle decisioni e non limitata al burocratico parametro della “legalità tabellare” (necessaria, ma non sufficiente). È fondamentale – per la qualità della giurisdizione – che ci si chieda sempre se le scelte organizzative abbiano impatti negativi su alcuni settori della giurisdizione. Perché le scelte organizzative non sono mai “neutre”.

Ciò varrà per le scelte assunte per le tabelle degli uffici giudicanti o per i progetti organizzativi per gli uffici requirenti. Ma varrà anche per la gestione del sistema di applicazioni e supplenze endo-distrettuali (che, in una situazione nazionale funestata da croniche vacanze di organico, ha determinato più volte significative criticità).

Quello della puntuale vigilanza sull’esercizio del potere direttivo è un impegno faticoso, ma necessario, considerata la valutazione negativa che esprimiamo rispetto alla tendenza a gerarchizzare gli uffici giudiziari che si è manifestata negli ultimi anni.

Pareri attitudinali

Nel prossimo quadriennio, ogni consiglio giudiziario sarà chiamato a confrontarsi con la modifica del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria.

Nella discussione svolta in seno al CSM Magistratura democratica aveva auspicato un significativo cambiamento del sistema di valutazione attitudinale: riteniamo indispensabile che la valutazione dell’esperienza e delle attitudini del magistrato che aspira ad esercitare responsabilità direttive debba avvenire sulla base di parametri leggibili, chiari e difficilmente influenzabili da logiche di appartenenza.

Si proponeva un significativo quanto indispensabile cambio di metodo, con uno spostamento della discrezionalità “a monte” (nella declinazione e attribuzione di valore ai vari indicatori e parametri) e una riduzione della discrezionalità “a valle” (al momento delle singole scelte).

È noto che altri gruppi hanno sostenuto – con successo – un’altra impostazione che, a nostro giudizio, non si rivelerà capace di riformare autenticamente il sistema e, soprattutto, di disincentivare le prassi clientelari che hanno messo in discussione la credibilità della Magistratura.

Poco, a nostro giudizio, è cambiato rispetto al passato. Possiamo solo dire che – nonostante ciò e in coerenza con la linea espressa nel discutere della riforma – il nostro impegno su questo punto non si fermerà:  Magistratura democratica continuerà ad impegnarsi per dare obiettività e concretezza agli indicatori valutativi, cercando di evitare il profluvio di (spesso inutili) aggettivi, che rendono i pareri attitudinali così poco oggettivi.

Altro terreno di impegno sarà rappresentato dalle procedure di conferma quadriennale. Come gruppo associato ci siamo spesi al CSM perché le procedure di conferma – soprattutto quelle problematiche – diventassero celeri ed effettive. Anche in sede di autogoverno decentrato proseguiremo su questo terreno di impegno.

È necessario evitare che la nomina di un dirigente diventi una sorta di unzione carismatica che dà l’avvio ad una carriera parallela.

È con la verifica seria delle conferme quadriennali che si misura – nei fatti – l’attitudine direttiva; è con la verifica seria delle conferme quadriennali che si afferma – nei fatti – il principio di una “magistratura orizzontale”, in cui ci si distingue solo per le funzioni esercitate.

Valutazioni di professionalità

Abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un uso talora strumentale delle valutazioni di professionalità, in alcuni casi utilizzate in modo improprio per stigmatizzare comportamenti extra-funzionali (soprattutto se ritenuti non conformi ad un modello di magistrato che – nelle attese di alcuni – dovrebbe avere a cuore l’imparzialità apparente piuttosto che l’imparzialità reale).

Il nostro intendimento è evitare che in futuro ciò accada nuovamente.

Ma – sempre in tema di valutazioni di professionalità – il prossimo consiglio giudiziario sarà chiamato a misurarsi con le indicazioni della nuova circolare; essa prevede: (i) un aumento significativo delle possibili fonti di conoscenza (e ci impegniamo a fare in modo che esse siano adeguatamente valorizzate), (ii) un accresciuto rilievo del ruolo dell’avvocatura (e vigileremo perché dietro questo accresciuto ruolo dell’avvocatura non si manifestino impropri condizionamenti del sereno esercizio della giurisdizione), (iii) un nuovo sistema di valutazione (le c.d. pagelline: e ci impegneremo a far sì che esse non spingano la magistratura a derive produttivistiche che offuschino il lavoro di qualità).

Il rischio di misurare il nostro lavoro al solo metro dei “numeri” è infatti concreto; ed è gravido di conseguenze negative sulla qualità e persino sul “senso” del nostro lavoro.

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Magistratura democratica non vuole potere. Non è nata per questo. Vuole piuttosto porre domande alle istituzioni. Indurle a riflettere sul senso del lavoro giudiziario. Promuovere, ad ogni livello istituzionale, l’affermazione delle promesse costituzionali. Tra esse, quella di una giustizia davvero “uguale per tutti”, che cerca di garantire non diritti teorici ed illusori, ma diritti concreti ed effettivi. Per questo è necessaria una giustizia disinteressata alla dimensione del potere e attenta alla dimensione della qualità – oltre che dell’efficienza – e dell’indipendenza di ogni magistrato.

E il lavoro dei consigli giudiziari gioca un ruolo non marginale in queste dinamiche.

L’Esecutivo di Magistratura democratica

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