Giovedi, 24 agosto 2017
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  COMUNICATO
Pubblico ministero e comunicazione



Nelle dichiarazioni ampiamente diffuse in questi giorni dagli organi di informazione, il Procuratore di Catania, ad indagini in corso e pur ammettendo di non avere né indizi né prove utilizzabili, ha riferito dell'esistenza di un «gravissimo fenomeno criminale» legato all'asserito finanziamento da parte di organizzazioni criminali che sfruttano il traffico di esseri umani, di alcune non meglio identificate ONG impegnate nel salvataggio a mare dei migranti. Si tratta di dichiarazioni che anticipano esiti di indagini in corso, con indicazioni di strategie ed obiettivi investigativi ancora in itinere, che rischiano di oscurare l’immagine di sereno ed equilibrato coordinamento delle attività investigative, che richiede un approccio non pregiudiziale del Pubblico Ministero, in coerenza con il suo ruolo di equilibrato governo delle attività di ricerca della prova, anche a favore degli indagati.

Come ha già ben sottolineato il Presidente dell’ANM - nelle cui affermazioni ci riconosciamo - tali esternazioni esorbitano altresì dagli ambiti e dai limiti di sobrietà propri della comunicazione del magistrato, e inserendosi in un dibattito pubblico fortemente ideologizzato, si prestano immediatamente a strumentalizzazioni politiche, soprattutto di chi crede di poter risolvere il dramma delle migrazioni sostanzialmente con respingimenti in mare.

La riservatezza e la sobrietà sono la cifra qualitativa della relazione tra magistrato e mezzi di comunicazione. E ciò è ancor più vero per coloro che sono chiamati a dirigere gli uffici della Procura della Repubblica che la legge onera del compito di rappresentare, prima che se stessi, l’intero Ufficio.

Il Coordinamento Nazionale di AREA Democratica per la Giustizia, 1° maggio 2017