Venerdi, 20 ottobre 2017
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  Addio a Stefano Rodotà
Il nostro ricordo



È morto Stefano Rodotà.

Lo celebriamo con la ripubblicazione di un suo articolo sui beni comuni comparso sul fascicolo 5 del 2011 di Questione Giustizia. Con la sua morte, perdiamo un gigante. Del diritto, della cultura, delle istituzioni.

Difficile anche solo provare a raccontarlo, a poche ore dalla sua scomparsa.

Possiamo solo dire che si è spento un faro, una stella polare per chiunque nella vita abbia sentito il dovere e sperimentato l’entusiasmo di militare dalla parte dei diritti, delle libertà, dell’uguaglianza.

Anche l’avvio della storia di Magistratura democratica è stato possibile grazie al suo pensiero e al suo impegno in favore dello “scongelamento” delle norme costituzionali e della loro applicazione diretta al banco del giudice.

Così, tra discussioni sulle limitazioni al “terribile diritto”, sulla vigenza immediata del diritto ad una esistenza libera e dignitosa e sulla tutela dei diritti sociali e individuali ha preso le mosse, negli anni ’60 e ’70, la più grande stagione di trasformazione democratica del Paese.

La storia dell’uomo non si è fermata a quegli anni e la bussola del suo pensiero ha continuato a costituire un punto di riferimento fino ad oggi.

Vogliamo ricordare, in particolare, il suo impegno per la difesa della Costituzione, traccia di ogni pensiero giuridico e strada maestra di ogni impegno politico; la sua attività in favore della laicità dello Stato e del diritto all’autodeterminazione di ogni umano, anche nei momenti più delicati della sua vita; la modernità di una riflessione che lo ha reso maestro anche nella stagione dei nuovi diritti individuali e sociali.

È stato Rodotà a farci scoprire il valore liberatore e democratico della privacy e a ricordarci, all’Internet Governance Forum, la necessità di superare il divario informatico e di teorizzare il diritto di accesso alla rete per tutti.

Come ha scritto un cantautore di recente premiato con il Nobel, sappiamo che dobbiamo avere cura dei nostri ricordi, perché non possiamo viverli di nuovo.

Quello che nel caso di Rodotà dobbiamo fare, però, è sforzarci di tenere acceso il faro della sua riflessione.

Non ci mancheranno le tante parole che ci ha lasciato.

Quelle sì, possiamo sempre riviverle.

23 giugno 2017