ANM

Verso le elezioni del Comitato direttivo centrale

di Esecutivo nazionale di Magistratura democratica
Il futuro dell’ANM e del CSM è legato ai valori del pluralismo culturale, della rappresentanza e della parità di genere. Solo così l’Associazione e il sistema dell’autogoverno potranno ritrovare fiducia e autorevolezza tra i magistrati e nell’opinione pubblica

Le vicende legate all’inchiesta di Perugia hanno determinato un mutamento nel panorama associativo della magistratura e nella composizione dell’autogoverno.

La riflessione su quello che è accaduto non può ritenersi esaurita con una “presa d’atto” di questo nuovo assetto, che pure impone di confrontarsi con alcuni rischi evidenti per il futuro e le specificità del nostro associazionismo giudiziario.

È invece necessario che la magistratura porti avanti in tutte le sedi un confronto radicale sui cambiamenti culturali subiti e sul suo assetto complessivo (etica e professionalità, carriera, direttivi, nomine, associazionismo e autogoverno), raccogliendo la spinta al rinnovamento espressa dalle assemblee dell’ANM autoconvocate e ponendo questi temi al centro del dibattito associativo. A cominciare da quello in vista delle imminenti elezioni per il rinnovo del Comitato direttivo centrale dell’Associazione.

Il valore del pluralismo ha sempre rappresentato la cifra del nostro associazionismo e reso la nostra Associazione rappresentativa di tutta la magistratura.

È necessario che tale valore sia riaffermato e recuperato nella sua pienezza per tutta l’ANM e per tutta la magistratura, anche quella che alle elezioni per il Consiglio ha scelto la via del non voto e che ha espresso segni di sfiducia verso l’autogoverno e l’associazionismo giudiziario.

Soltanto la ripresa del dibattito interno sui valori, stimolato dalla presenza di molteplici e diverse visioni culturali, consentirà all’Associazione Nazionale Magistrati di mantenere, nel dibattito pubblico e politico, quell’autorevolezza che l’ha sempre caratterizzata e che deriva dalla sua capacità di fare sintesi della complessità culturale della magistratura.

Consideriamo dunque un grave rischio per la rappresentatività dell’ANM e per la sua autorevolezza la prospettiva che si stabilizzi una polarizzazione delle aggregazioni e delle posizioni: se ne colgono già gli effetti nelle nuove dinamiche associative, che spingono i gruppi sempre più alla ricerca di un maggior consenso, anche a scapito dell’affermazione delle proprie specificità culturali.

Le stesse dinamiche di gara al consenso complicano gli sforzi unitari che oggi deve compiere l’ANM e indeboliscono la sua capacità di dare una risposta autorevole, in quanto rappresentativa di tutte le posizioni.

I rischi di queste nuove dinamiche sono apparsi evidenti anche nel dibattito pubblico e associativo dell’ultimo periodo, caratterizzato dalla scelta di non far sentire una voce alternativa forte a quelle esternazioni, anche di esponenti istituzionali della magistratura, che propongono un modello culturale di magistrato quale unico paladino della legalità e una visione della giurisdizione per lo più declinata in termini di repressione penale. In mancanza di voci alternative, la percezione pubblica è stata quella di una magistratura interamente identificabile con quei modelli, che invece non appartengono a tutti.

Per questo riteniamo che, come espressione del fondamentale pluralismo culturale, non debba mancare il punto di vista su valori irrinunciabili, quali la capacità di fare autocritica, l’apertura al punto di vista esterno alla giurisdizione, la necessità del dialogo con l’avvocatura e il necessario confronto con tutti i protagonisti del sistema giustizia.

Ai valori del pluralismo, della rappresentanza e della parità di genere, che ne rappresenta una declinazione fondamentale, sono legati il futuro del nostro sistema di autogoverno e la sua capacità di ritrovare fiducia e autorevolezza fra magistrati e nell’opinione pubblica.
Vanno quindi contrastati progetti di riforma che abbiano come unico o principale obiettivo quello di creare rapporti stringenti e vincolanti tra eletti e realtà locali, o che perseguano il risultato di favorire all’interno del Consiglio la creazione di maggioranze stabili e precostituite.

Il ruolo costituzionale del CSM richiede, al contrario, un meccanismo di rappresentanza che valorizzi il confronto programmatico e ideale fra le diverse sensibilità presenti in magistratura, e contrasti quello basato su favoritismi e compiacenze, premessa per le degenerazioni cui abbiamo assistito.

28 febbraio 2020
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