Retribuzioni e Anm, serve riflessione collettiva

di Luigi Marini
Marini: "Sciopero danneggerebbe immagine magistrati"

ROMA - In una mail di agosto su altra lista avevo sollecitato l’Anm a prendere di petto le scelte del Governo in materia economica e considerare l’opportunità di una riflessione generale sulla struttura della nostra retribuzione (stipendio + indennità + adeguamento periodico parziale) per verificare, alla luce dei “tagli” che si sono succeduti nel tempo, quale possa essere una piattaforma intelligente da sottoporre a chi ci governa.

Una riflessione sulla struttura della retribuzione e uno studio sulle conseguenze attuali dei tagli e sulle soluzioni percorribili richiede, in primo luogo, che l’Anm metta in piedi una struttura tecnica, dotata delle necessarie competenze ed esperienze, che a) supporti l’Associazione in un’analisi non appiattita sul presente ma che guardi agli sviluppi futuri della retribuzione e della previdenza;  b) supporti l’Associazione in eventuali azioni a tutela delle pretese e dei diritti collettivi;  c) supporti coloro che hanno problemi individuali.

Mi pare evidente che in questa fase la materia dei tagli e delle retribuzioni non è facile da affrontare sul piano politico, anche perché esistono legami fra la nostra retribuzione e quella delle altre magistratura ed è importante non isolarci da queste ultime, ma cercare tutti i possibili punti d’incontro per agire insieme. Per questo non sottovaluto affatto l’importanza del documento di intermagistrature che è stato sottoscritto alcuni giorni fa.

Ma credo occorra allargare un po’ lo sguardo e fare qualche passo più: siamo, infatti, nel bel mezzo di una crisi che sta cambiando non solo il welfare, ma gli stessi assetti democratici. Si modificano così le scale dei valori e una forma efficace di protesta non può essere decisa e gestita dalla nostra categoria soltanto in un’ottica di sutotutela. Se tutto il pubblico impiego è, come, noi penalizzato da tagli discriminatori, e se esistono  settori che hanno retribuzioni superiori ai 90.000 euro lordi e si trovano nelle nostre condizioni, diventa importante coordinarci con loro e cercare sinergie che rendano la protesta più forte ed evitino che la magistratura emerga come protagonista isolata di fronte all’opinione pubblica.

Sul punto vorrei che ci rapportassimo alla drammaticità di un Paese che è alla bancarotta, tenuto in piedi dall’Europa solo per interessi che ci sovrastano e che è gestito da chi pensa ancora - incredibilmente - di avere un prestigio personale e un prestigio politico che ci garantirebbero, senza rendersi conto – drammaticamente - di essere oggi non una risorsa ma il problema principale.

Con tutto il rispetto, non comprendo quale sia il senso di un progetto di sciopero che non si ponga il problema delle ricadute complessive, della possibilità di ottenere risultati concreti, della compatibilità con le prospettive che si intende perseguire.  Sono convinto che uno sciopero proclamato dalla sola Anm non porterebbe nessuna modifica del nostro trattamento economico – non penso proprio che questo Governo apporterà interventi migliorativi limitati ai magistrati ordinari “cedendo” alla nostra protesta – e avrebbe effetti negativi sulla nostra immagine pubblica, che come sappiamo non brilla.

Concordiamo tutti sulla gravità e l’ingiustizia delle soluzioni adottate dal Governo fin dal 2010, ma non siamo d’accordo sulle risposte migliori. Questo dissenso sul da farsi, del tutto fisiologico, non giustifica frasi e atteggiamenti  denigratori, come se chi la pensa diversamente fosse incapace o impazzito. Né, tantomeno, giustifica le accuse di volontaria incuria o di strafottenza che ho letto contro l’Anm e i gruppi associativi.  Su questa strada si perde e basta.

In conclusione: arrivare come intermagistrature ad una azione comune verso il Governo per il ritorno a forme eque di solidarietà; ricerca di una piattaforma comune con tutto il pubblico impiego toccato dai tagli penalizzanti;  incontrare il Ministro dell’Economia con una serie di richieste precise che vanno nel senso di eliminare le misure ingiuste e preannunciargli, in caso contrario, un’azione antidiscriminatoria che, magari in tempi non brevi, finirà per bocciare quelle misure; avviare una campagna d’informazione per mettere a confronto il nostro contributo con quello di chi si trova in condizioni analoghe.

Si tratta di misure che probabilmente non faranno cambiare strada al Governo, ma certo hanno qualche chance in più dello sciopero di ottenere un risultato e, comunque, possono aprire una prospettiva di alleanza per le questioni che dovremo ancora affrontare nel prossimo futuro.

Ho letto nelle mail di questi giorni che la nostra dignità passa attraverso retribuzioni adeguate.  Vorrei aggiungere che passa anche (altrettanto ? meno ? forse di più ?)  attraverso condizioni di lavoro dignitose e in grado di dare un senso al lavoro che facciamo; non credo sia così assurdo ipotizzare che tagli del 30% alle risorse per gli uffici offendano la nostra dignità di servitori dello Stato – forse – più del fatto che il Governo “metta le mani nelle nostre tasche”. Di sciopero per questi tagli non ho sentito parlare seriamente e penso che una seria riflessione collettiva su tutti questi aspetti nel loro insieme non sarebbe una perdita di tempo né un parlare d’altro.


Luigi Marini (presidente di Magistratura Democratica)

10 settembre 2011
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