Gli interrogativi sul caso Fiorillo

Verso un disciplinare sempre più formalistico?

ROMA - La sanzione disciplinare mossa alla collega Fiorillo ha sollevato molti interrogativi. Le ragioni della Procura Generale e quelle della difesa, svolta da Nello Rossi, sono ascoltabili sul sito di Radio Radicale e ci auguriamo che le motivazioni della sentenza fughino i tanti dubbi che sono stati posti in queste ore. Tuttavia, rileviamo come l’episodio si presti a valutazioni generali che vanno ben oltre la singola vicenda.

La collega è intervenuta per raccontare quale era stato il suo contegno quando era stata interpellata dal personale della Questura di Milano, che aveva fermato la minorenne Ruby. Tanto per smentire la tesi diffusa dall’allora Ministero degli Interni. Ha ritenuto di farlo dopo che giorni di polemiche avevano anche messo in dubbio la sua professionalità ed onorabilità.

Ci chiediamo, anche alla luce dell’odierno assetto delle Procure, perché tale onere non sia stato adempiuto dal Capo del suo Ufficio, che aveva titolo e legittimazione a farlo. Se ciò fosse avvenuto, con un’informazione chiara e tempestiva, forse la collega non si sarebbe trovata nelle condizioni che hanno portato oggi alla condanna disciplinare.

Il modello di Procuratore disegnato dalla riforma impone anche questo genere di interventi , diretti sia a soddisfare le esigenze dell’opinione pubblica, sia a dare serenità ai singoli sostituti, tenendoli lontani dalla ribalta mediatica. Sarebbe giusto che gli organi di autogoverno valutino i Capi degli Uffici anche da come gestiscono tali situazioni.

La giurisprudenza disciplinare pare assumere sempre più una connotazione formalistica, tutta concentrata sulla verifica della sussistenza degli estremi astratti dell’illecito. Sarebbe auspicabile un’impostazione, invece, più vicina al caso concreto che tenga conto delle condizioni storiche ed ambientali in cui si è verificato l’illecito e che sappia cogliere l’effettiva offensività del fatto.

Comitato Esecutivo Magistratura Democratica

(14 maggio 2013)

14 maggio 2013
Ultimi articoli
Combattere le radici della degenerazione

L'impegno di Magistratura democratica

di Riccardo De Vito
Per ricostruire l’indipendenza interna ed esterna della Magistratura occorre riportare la democrazia negli uffici, ‘decomporre’ il potere dei capi, mostrare coerenza tra predicato e praticato, profondere impegno e partecipazione nei luoghi dell’elaborazione comune, a partire dall’ANM. Solo così, in luogo della politica del potere, potrà finalmente ripartire la politica delle idee.
Due seminari in vista del Consiglio Nazionale

Continuando a discutere: MD, la crisi, le proposte

di Esecutivo di Magistratura democratica
In vista del Consiglio Nazionale del 13 giugno 2020 invitiamo tutti a partecipare a due incontri aperti: il primo sul sistema elettorale del CSM e sulle sue prospettive di riforma; il secondo sul ruolo della dirigenza e sulla conformità delle funzioni direttive all’assetto costituzionale della magistratura, differenziata al suo interno soltanto per funzioni.
Intervento al Comitato direttivo centrale dell'ANM

Appunti in difesa dell'Associazione Nazionale Magistrati

di Silvia Albano
Il valore e la centralità dell’ANM, casa comune di tutti i magistrati, dove ogni orientamento trova modo di esprimersi e che dal pluralismo trae la propria ragion d'essere e la sua autorevolezza.
MEDEL: a 28 anni dalla strage di Capaci

23 maggio: giornata di allerta per l'Indipendenza della Giustizia

di MEDEL - Magistrats Européens pur la Démocratie et les Libertés
Ricordando l'anniversario dell'assassinio di Giovanni Falcone da parte della mafia nel 1992, MEDEL ha dichiarato il 23 maggio Alert Day sull'Indipendenza della Giustizia in Europa. Come sottolinea la dichiarazione diffusa oggi, negli ultimi anni gli attacchi contro l'indipendenza della magistratura sono aumentati e quel che accade in Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria testimonia la fragilità dei sistemi giudiziari anche in Europa. Medel ricorda, in questi giorni, anche le vicende della Turchia e di Murat Arslan, il presidente dell'associazione membro di Medel, ancora detenuto e condannato ad una pena di dieci anni, in violazione dei principi del giusto processo.
A proposito della querelle Bonafede-Di Matteo

Domande senza risposte e ineffabili suggestioni

di Mariarosaria Guglielmi
Le interlocuzioni che hanno preceduto la nomina del responsabile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rivelate durante una trasmissione televisiva da uno degli interessati, sono l'occasione per riflettere sulle esternazioni dei magistrati, i loro limiti e le ricadute sui rapporti fra le istituzioni.
La scomparsa di Franco Cordero

Il ricordo di Magistratura democratica

di Elisabetta Cesqui
Rigoroso e geniale, graffiante e immaginifico. Nelle parole di Betta Cesqui, il ritratto di un grande Maestro: capace di straordinaria ironia e umanità, sempre pronto a mettere la sua sconfinata cultura al servizio dei valori collettivi, ma senza mai cedere al protagonismo mediatico.