Comunicato stampa Morosini su applausi Thyssen

di Piergiorgio Morosini
"Applausi sconcertanti, morire di lavoro è tragica realtà"

ROMA - "Morire di lavoro"  in Italia continua ad essere una tragica realtà che deve, in ogni sede e in ogni momento, sollecitare il senso di responsabilità di tutti i protagonisti del mondo lavorativo: imprenditori, lavoratori, organizzazioni sindacali, organi di vigilanza e magistratura. Sono sconcertanti gli applausi rivolti all'amministratore delegato della Thyssen condannato in primo grado per omicidio doloso in occasione del meeting della Confindustria.

Certe manifestazioni costituiscono un dato allarmante e non tollerabile in una società che riconosca nel lavoro il fondamento dello Stato e l'espressione della libertà e dignità delle persone. Dimostrano lo scarso rispetto per l'operato della magistratura, peraltro con il rischio di assimilazione alla campagna anti-toghe orchestrata ad arte da alcune componenti politiche. E provano la ridotta sensibilità verso l'impianto normativo in difesa della vita e della dignità dei lavoratori, nonostante i dati Inail, solo nel 2010, registrino inItalia 980 morti sul lavoro, oltre le invisibili morti bianche.

La lettura di questioni complesse, come quelle affrontate dalla sentenza torinese, solo in termini di colpo alla libertà di impresa e alla possibilità di investimenti futuri da parte di capitali stranieri in Italia rappresenta una forte regressione culturale nel modo di concepire le relazioni industriali. Si è persa una occasione per interrogarsi sul modo di coniugare oggi sviluppo d'impresa, innovazioni tecnologiche, sicurezza e dignità sui luoghi di lavoro, in un momento in cui per tante persone il rischio di disoccupazione non lascia alternative e viene sostanzialmente espropriato il diritto di discutere all'interno dell'azienda se ci siano strade meno rischiose per la salute del singolo.


Piergiorgio Morosini, Segretario Generale di Magistratura Democratica

30 maggio 2011
Ultimi articoli
Ordinamento penitenziario

Senza paura. Nel nome della sicurezza e dei diritti si approvi la riforma

L’appello di Md e Antigone a tutte le forze politiche
Diritto di asilo

Il diritto di difesa non è uguale per tutti

di Silvia Albano* e Riccardo De Vito**
La previsione dell’audizione del richiedente asilo senza l’assistenza del suo avvocato difensore non solo lede gravemente il diritto di difesa della parte, tutelato dall’art 24 della Costituzione, ma rischia anche di rendere meno efficace e rilevante la stessa audizione del richiedente
Ordinamento penitenziario

Appello al governo

Pubblichiamo il testo di un appello sottoscritto da diverse associazioni in rappresentanza dei mondi dell’università, dell’avvocatura, della magistratura e del volontariato, nonché da autorevoli giuristi e da personalità della società civile. L’appello, indirizzato al Governo, auspica l’approvazione definitiva della riforma penitenziaria, in attuazione delle delega conferita con la l. n. 103/2017. La riforma, giunta a un passo dal varo definitivo con l’approvazione dello schema di decreto legislativo, rischia ora una definitiva battuta d’arresto per via della fine della legislatura.
Rassegna

Una riforma meditata. Non una svuotacarceri

R. De Vito: «Una legge che ridà alla magistratura di sorveglianza la sua autonomia decisionale e il ruolo di garanzia sancito dall’art. 27 della Costituzione» (Il Dubbio)
Ordinamento penitenziario

Per una riforma necessaria

di Riccardo De Vito
Domani, 22 febbraio 2018, il Consiglio dei Ministri deciderà le sorti della riforma penitenziaria. Nell’auspicare la sua approvazione nella versione originale, pubblichiamo i lavori della Commissione che ha predisposto lo schema di decreto delegato approvato il 22 dicembre 2017
Consiglio superiore della magistratura

Soggetti soltanto alla legge. I magistrati e le carriere

di Riccardo De Vito
Riemergono le carriere all’interno del corpo professionale e, con queste, l’imprinting verticale della magistratura. Ne risentono l’autonomia della giurisdizione e, al dunque, l’uguaglianza delle persone davanti alla legge. Occorre studiare la patologia per formulare prognosi e trovare antidoti