Sessant'anni dai Trattati di Roma

Ciò che dobbiamo alla giustizia dell’Unione

Il Trattato di Roma del 1957 ha prefigurato un sistema di controllo giurisdizionale affidato al giudice comunitario e al giudice nazionale, da soli, ma anche insieme, costruendo quel meccanismo sinergico che è il rinvio pregiudiziale e che si è rivelato fondamentale per il successo del processo di integrazione complessivamente considerato. È un meccanismo che conosciamo bene, perché somiglia molto a quello in Italia affidato alla Corte costituzionale. D’altra parte, se la Costituzione segna un primo cerchio di legittimità delle leggi, i Trattati dell’Unione europea rappresentano un secondo cerchio di legittimità, nel senso che è richiesta una coerenza delle norme interne anche con quelle dell’Unione.

Il ruolo del giudice comunitario nell’applicazione dei Trattati e degli atti che da essi traggono la loro forza vincolante, col senno di oggi, ma non solo, si è rivelato strutturalmente decisivo per lo sviluppo del sistema, con passaggi della giurisprudenza che hanno scandito lo sviluppo più significativo dell’attuale livello di civiltà giuridica. Basti pensare alla decisione Van Gend en Loos, che afferma come ad ogni dovere di uno Stato corrisponde un diritto del singolo a che quel dovere sia rispettato; a Costa-Enel, che fa prevalere i Trattati su una legge successiva che li contraddice; a Factortame, che, richiamando implicitamente Calamandrei, attribuisce al giudice nazionale che non l’abbia il potere di sospendere in via cautelare l’applicazione di una legge in attesa che se ne accerti in via definitiva la legittimità; a Francovich, che afferma la responsabilità dello Stato per la violazione di una normativa comunitaria che produce un danno; a Schmidberger, che fa prevalere il diritto di sciopero sul principio della libera circolazione delle merci.

Né si può dimenticare la messe di sentenze a tutela dei diritti fondamentali dei singoli, anche al di là di quanto garantito dalle Costituzioni nazionali e nel silenzio assordante degli stessi Trattati comunitari. In definitiva, il giudice dell’Unione ha saputo spostare il baricentro del sistema dalla dimensione prevalentemente economica della libera circolazione delle merci e dei servizi a quella solidaristica della libera circolazione delle persone, con il suggello della tutela dei diritti fondamentali della persona in quanto tale, che lavori o no, di qualunque colore della pelle o nazionalità o età o sesso. In breve ha reso il mercato comune l’ambito nel quale trovano riconoscimento non solo le libertà economiche fondamentali (scambi e concorrenza), ma anche l’insieme delle istanze (tutela e promozione del lavoro, delle donne, dei giovani, dell’ambiente, della cultura, delle aree sfavorite) che sono patrimonio comune e qualificante delle moderne democrazie.

Resta il problema della mancanza di una politica economica dell’Unione, competenza che gli Stati fin dall’origine non hanno voluto delegare e che pertanto è rimasta alla loro responsabilità.

L’anomalia è poi risultata ancor più evidente quando la politica monetaria è stata viceversa attribuita all’Unione ed in particolare alla beata solitudine della Banca centrale europea. La conseguenza è stata che gli Stati membri hanno dovuto cercare al di fuori dell’assetto istituzionale comunitario i necessari rimedi, dunque con accordi internazionali (leggi Fiscal Compact, ad esempio). Peraltro, anche a tale proposito non è mancato il contributo della Corte di giustizia, che, sia pure faticosamente e con qualche disinvoltura (sentenze Pringle e OMT), è riuscita a mantenere entro il binario dell’Unione ciò che era a stento possibile.

In definitiva, sessant'anni di giurisprudenza della Corte di giustizia e insieme dei giudici nazionali come giudici comuni del diritto dell’Unione rappresentano bene l’Europa che c’è, che mantiene – nonostante le crisi, i fili spinati, le uscite e una retorica anticomunitaria di chi non conosce e improvvisa – una serie di valori che vale la pena di tramandare ai giovani.

Giuseppe Tesauro, presidente emerito della Corte costituzionale

25 marzo 2017
Ultimi articoli
Migranti

Aquarius: la dichiarazione di Medel

La decisione di non autorizzare l’approdo nei porti italiani della nave di soccorso umanitario Aquarius rappresenta una grave ferita ai valori che fanno parte del patrimonio morale e spirituale dell’Unione Europea
Migranti

Nave Aquarius: il rifiuto dell’accoglienza stravolge la nostra scala di valori

La nostra Costituzione tutela la vita umana e le persone senza guardare al loro colore, alla loro provenienza, alla loro razza
Migrazioni Lgbti

Convegno Verona, burocrazia e paura non facciano trionfare la cultura dell’intimidazione

Dopo lo stop del rettore, colpiti come magistrati e cittadini dalla derubricazione di diritti fondamentali delle persone a «temi politicamente ed eticamente controversi»
L'iniziativa

Rieti, la squadra di Magistratura democratica in campo nel “Torneo Giustizia”

di Rocco Maruotti
Una nuova “avventura calcistica” per la rappresentativa di Md, all’insegna, ancora una volta, dei valori della lealtà e della solidarietà
Elezioni CSM

Sanlorenzo: il Consiglio non sia mero organo amministrativo

Su La Stampa l'intervista alla candidata per Area, gruppo dei magistrati progressisti
Ordinamento penitenziario

Senza paura. Nel nome della sicurezza e dei diritti si approvi la riforma

L’appello di Md e Antigone a tutte le forze politiche