Eta' pensionabile

Il "se" e il "come"

di Luigi Marini

Non è detto che quando è giusto rispondere positivamente alla domanda sul “se” di una riforma, si debba per forza condividerne anche il “come”.

Non è detto che ogni intervento per abbassare l’età pensionabile sia felice nelle forme e nei contenuti. E affermare questo non significa essere contrari al progetto, se è vero che dieci anni fa contrastammo nel merito e nel metodo l’innalzamento a 75 anni dell’età pensionabile dei magistrati: una scelta dettata da ragioni che non convincevano, seguita da una gestione dei concorsi che per anni ha messo in crisi gli uffici giudiziari.

Così non convince oggi la scelta di intervenire sull’età pensionabile e sulle norme di ordinamento giudiziario con decreto legge, soprattutto se le norme riguardano problemi fra loro eterogenei e se le soluzioni adottate in concreto non sono state discusse preventivamente per confrontarsi con le criticità che gli operatori stanno adesso mettendo in evidenza.

Uno su tutti: imporre da un giorno all’altro che alla data del 31 ottobre 2014 vadano in pensione tutti i magistrati che hanno compiuto 70 anni (e quindi a scalare tutti gli altri che raggiungeranno quel limite) significa creare improvvisamente un ulteriore vuoto di alcune centinaia di unità nell’organico della magistratura che già soffre di una percentuale di vacanze prossimo al 15%. Un danno pesantissimo che verrebbe solo mitigato dalla eventuale scelta di rinviare di un anno il pensionamento per i soli magistrati che ricoprono incarichi di direzione o vicedirezione.

A parte i profili di disparità di trattamento fra magistrati dei medesimi concorsi, che non si vuole qui affrontare, resta il fatto che la corte di cassazione e  molte corti di appello perderebbero nello stesso momento un numero rilevante di magistrati che non hanno incarichi ma rappresentano una fetta importante delle risorse esistenti. E la crisi già evidente delle corti si aggraverebbe senza che si possa porvi rimedio per molto tempo. Un vero e proprio collasso che a cascata inciderebbe sui tribunali e sulle procure della Repubblica.

Una prospettiva che si pone in rotta di collisione con gli sforzi che il Ministro della giustizia sta facendo per rilanciare la giustizia civile, abbreviare i tempi dei processi, ridare fiato a un sistema che da troppi anni è privo di investimenti.

Se, poi, ai pensionamenti improvvisi si sommassero nuove e non accettabili disposizioni in tema di responsabilità civile, ne uscirebbe un intervento complessivo in grado di spingere altri magistrati ancora a non restare a lungo in servizio.

In una giurisdizione che ha nel capitale umano la sua fondamentale risorsa, non sono queste le soluzioni migliori fra quelle che potrebbero essere adottate.

Luigi Marini (presidente Magistratura democratica)


(13 giugno 2014)

13 giugno 2014
Ultimi articoli
Combattere le radici della degenerazione

L'impegno di Magistratura democratica

di Riccardo De Vito
Per ricostruire l’indipendenza interna ed esterna della Magistratura occorre riportare la democrazia negli uffici, ‘decomporre’ il potere dei capi, mostrare coerenza tra predicato e praticato, profondere impegno e partecipazione nei luoghi dell’elaborazione comune, a partire dall’ANM. Solo così, in luogo della politica del potere, potrà finalmente ripartire la politica delle idee.
Due seminari in vista del Consiglio Nazionale

Continuando a discutere: MD, la crisi, le proposte

di Esecutivo di Magistratura democratica
In vista del Consiglio Nazionale del 13 giugno 2020 invitiamo tutti a partecipare a due incontri aperti: il primo sul sistema elettorale del CSM e sulle sue prospettive di riforma; il secondo sul ruolo della dirigenza e sulla conformità delle funzioni direttive all’assetto costituzionale della magistratura, differenziata al suo interno soltanto per funzioni.
Intervento al Comitato direttivo centrale dell'ANM

Appunti in difesa dell'Associazione Nazionale Magistrati

di Silvia Albano
Il valore e la centralità dell’ANM, casa comune di tutti i magistrati, dove ogni orientamento trova modo di esprimersi e che dal pluralismo trae la propria ragion d'essere e la sua autorevolezza.
MEDEL: a 28 anni dalla strage di Capaci

23 maggio: giornata di allerta per l'Indipendenza della Giustizia

di MEDEL - Magistrats Européens pur la Démocratie et les Libertés
Ricordando l'anniversario dell'assassinio di Giovanni Falcone da parte della mafia nel 1992, MEDEL ha dichiarato il 23 maggio Alert Day sull'Indipendenza della Giustizia in Europa. Come sottolinea la dichiarazione diffusa oggi, negli ultimi anni gli attacchi contro l'indipendenza della magistratura sono aumentati e quel che accade in Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria testimonia la fragilità dei sistemi giudiziari anche in Europa. Medel ricorda, in questi giorni, anche le vicende della Turchia e di Murat Arslan, il presidente dell'associazione membro di Medel, ancora detenuto e condannato ad una pena di dieci anni, in violazione dei principi del giusto processo.
A proposito della querelle Bonafede-Di Matteo

Domande senza risposte e ineffabili suggestioni

di Mariarosaria Guglielmi
Le interlocuzioni che hanno preceduto la nomina del responsabile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rivelate durante una trasmissione televisiva da uno degli interessati, sono l'occasione per riflettere sulle esternazioni dei magistrati, i loro limiti e le ricadute sui rapporti fra le istituzioni.
La scomparsa di Franco Cordero

Il ricordo di Magistratura democratica

di Elisabetta Cesqui
Rigoroso e geniale, graffiante e immaginifico. Nelle parole di Betta Cesqui, il ritratto di un grande Maestro: capace di straordinaria ironia e umanità, sempre pronto a mettere la sua sconfinata cultura al servizio dei valori collettivi, ma senza mai cedere al protagonismo mediatico.