Documento Congressuale gruppo immigrazione

Proposte per una nuova stagione
XIX CONGRESSO DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA QUALE GIUSTIZIA AL TEMPO DELLA CRISI

Come cambiano diritti, poteri e giurisdizione

Roma, 31 gennaio/3 febbraio 2013

DOCUMENTO PER IL CONGRESSO DEL GRUPPO IMMIGRAZIONE


ALCUNE PROPOSTE PER UNA NUOVA STAGIONE DELLE POLITICHE IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE

Premessa.
L’immigrazione è oggi, in l’Italia come nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea, un fenomeno strutturale, che ha portato ad una presenza nel nostro Paese di circa 5 milioni di cittadini stranieri, spesso inseriti nel mondo del lavoro e dell’impresa. Stranieri che rappresentano uno degli elementi essenziali del faticoso processo di sviluppo della nostra realtà economico-sociale, la cui presenza, in ogni caso, ha fortissimi riflessi sul piano demografico, considerati il costante invecchiamento della popolazione italiana e la correlata crisi della natalità degli autoctoni. Ciononostante, per anni le politiche in materia di immigrazione sono state caratterizzate da un approccio di stampo emergenziale, in cui le parole d’ordine del discorso pubblico hanno spesso assunto i caratteri della propaganda razzista e xenofoba, alimentata dagli “imprenditori politici della paura”. Un contesto, quello appena descritto, in cui le scelte legislative sono state in genere declinate in chiave securitaria, proponendo una disciplina degli ingressi, fondata per oltre un decennio su irrealistici meccanismi di incontro planetario tra domanda ed offerta di lavoro, che di fatto ha stabilizzato il ricorso alle inevitabili e cicliche “sanatorie” delle situazioni di irregolarità. Sul piano amministrativo, poi, le scelte dei vari governi sono state caratterizzate da investimenti, in termini economici e politico-culturali, del tutto insufficienti, che hanno chiuso i tenui spiragli che, in qualche caso, le scelte normative avrebbero consentito di prefigurare.

Una nuova politica dell’immigrazione.
E’ quindi evidente la necessità di ripensare le politiche in tema di immigrazione lungo una direttrice che tenga insieme le necessità dell’accoglienza (in specie, ma non solo, dei richiedenti asilo) e quelle dell’integrazione dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, nel contesto di una nuova politica della cittadinanza.
Una politica che per un verso sappia modulare una nuova disciplina dell’ingresso e del soggiorno, maggiormente in grado di armonizzarsi con la effettiva realtà dei flussi migratori; e che per altro verso sappia promuovere una progressiva parità di trattamento tra stranieri e cittadini italiani nel godimento dei diritti civili e sociali. Una politica che riformi strutturalmente la disciplina dei rimpatri, riducendo le ipotesi di ricorso allo strumento dell’allontanamento coattivo, che offende la dignità della persona, a favore dei meccanismi di rimpatrio volontario, nel contesto di una nuova regolamentazione della permanenza sul territorio nazionale che riconosca forme di regolarizzazione permanente in grado di imporre certezza in un sistema tuttora dominato dalle “regole del disordine”.

Alcune proposte concrete per una “legislazione giusta ed efficace”.
Nell’ambito di questi obiettivi, chiaramente interconnessi, occorre ancora una volta ribadire i cardini intorno ai quali deve e può articolarsi una “legislazione giusta ed efficace” in materia di immigrazione.

 A) la disciplina degli ingressi e del soggiorno.
E’ necessario, in primo luogo, con riferimento alla c.d. immigrazione economica e con particolare riguardo ai soggetti con basso livello di qualificazione professionale, prevedere meccanismi di ingresso che, con una maggiore aderenza alle dinamiche del mercato e dei flussi migratori, consentano ai cittadini stranieri che possano offrire garanzie minime di sostentamento per un periodo ragionevole, di entrare regolarmente in Italia con un visto “per ricerca di lavoro”, semplificando la disciplina del riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali conseguiti all’estero.
 Su un altro versante è indispensabile rafforzare il diritto al ricongiungimento familiare, favorendo la regolarizzazione dei familiari che vivono già in Italia senza titolo di soggiorno, stabilendo per i genitori gli stessi requisiti previsti per il coniuge ed in generale garantendo ai minori, indipendentemente dal loro status e dalla condizione giuridica dei genitori, l’esercizio dei diritti civili e sociali e il rilascio di un titolo di soggiorno, che in ogni caso deve essere assicurato al raggiungimento della maggiore età in presenza dei soli requisiti lavorativi e abitativi.
 E’ inoltre indispensabile garantire sempre, ai richiedenti asilo, un’accoglienza secondo gli standard dell’Unione europea, limitando ad ipotesi eccezionali il loro trattenimento e rafforzando l’accesso alle tutele giurisdizionali. Al contempo occorre riconoscere a tutti i cd. apolidi di fatto, già in via amministrativa, il riconoscimento dello status di apolide, nonché il rilascio di un titolo di soggiorno a partire dal momento in cui la richiesta è avanzata e a prescindere da una pregressa residenza.
Sul versante del soggiorno, poi, è indispensabile introdurre meccanismi di regolarizzazione ordinaria per i cittadini stranieri, già presenti in Italia, che siano in grado di dimostrare lo svolgimento di una attività lavorativa stabile o l’esistenza di significativi legami familiari o affettivi, abrogando strumenti che impediscono lo stabile inserimento degli stranieri, come l’accordo di integrazione ed il contratto di soggiorno, ed assicurando la convertibilità di tutti i tipi di permessi di soggiorno. Con riguardo, poi, ai soggetti vittime di tratta e di grave sfruttamento, occorre garantire, accanto a forme effettive di indennizzo, il rilascio del permesso di soggiorno indipendentemente dalla collaborazione con l'autorità giudiziaria.

 B) una nuova disciplina della cittadinanza.
 Occorre inoltre riformare la legge sulla cittadinanza, valorizzando il principio dello ius soli e dunque assicurando ai minori nati sul territorio italiano la possibilità di un più agevole acquisto della cittadinanza.
Al contempo appare necessario, al fine di implementarne il processo di integrazione, riconoscere a tutti i cittadini stranieri residenti in Italia il diritto di voto alle elezioni comunali (ed a quelle delle città metropolitane), oggi previsto dal D.Lgs. 12 aprile 1996, n. 197 a beneficio dei soli cittadini degli altri Paesi membri dell’UE.
Sullo stesso versante è necessario garantire ai cittadini stranieri il pari accesso alle prestazioni sociali, eliminando requisiti discriminatori che ostacolano la fruizione delle prestazioni sociali di natura assistenziale, e riconoscere loro il diritto di accedere al pubblico impiego, salvi i casi di esercizio di pubblici poteri o in cui vengano in gioco esigenze di tutela dell’interesse nazionale.
Infine, occorre garantire, sempre e comunque, la restituzione dei contributi versati in Italia in caso di definitivo rientro in patria senza che sia stato maturato il diritto alla pensione, così eliminando quel prelievo odioso oggi esistente ai danni di chi, magari per moltissimi anni, ha lavorato nel nostro paese in condizioni di assoluta regolarità contributiva.

 C) La gestione dell’irregolarità dell’ingresso e del soggiorno.
Dinnanzi alle violazioni della disciplina sull’ingresso ed il soggiorno occorre limitare l’uso degli strumenti di allontanamento coattivo come le espulsioni soltanto a quelle più gravi, incentivando al contrario il rimpatrio assistito e la partenza volontaria. Al contempo occorre ripensare alla disciplina del trattenimento amministrativo, attribuendone la gestione ad un giudice professionale nell’ambito di una procedura realmente garantita e chiudendo definitivamente la pagina dei centri di identificazione ed espulsione (CIE), strumenti costosi e inutili che violano palesemente norme costituzionali.
Infine, occorre definitivamente espungere dal sistema penale le fattispecie, tuttora presenti, che sanzionano con lo strumento della pena l’ingresso o il soggiorno irregolari (salve le ipotesi di reingresso illegale di stranieri condannati ed espulsi perché socialmente pericolosi). Fattispecie che non hanno alcuna reale efficacia preventiva e sortiscono l’unico risultato di aumentare inutilmente il contenzioso giudiziario.

                            Carlo Renoldi e Giovanni Cannella
                            Per il Gruppo Immigrazione

(16/01/2013)

16 gennaio 2013
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