Articolo 18

Comunicato Md lavoro

''Solidarietà manifestazione Fiom''

COMUNICATO MD LAVORO

L’art. 18 rappresenta nel nostro sistema un baluardo essenziale per l’esercizio dei diritti dei lavoratori. E’ fin troppo facile immaginare con quale forza i lavoratori potrebbero esercitare i loro diritti, tutti quelli sanciti nelle tante disposizioni di legge, rivendicare il rispetto delle norme di sicurezza, il diritto ai riposi, ad una retribuzione dignitosa, l’esercizio delle prerogative sindacali, se rischiassero di perdere il lavoro, anche senza giusta causa, potendo contare al più su un indennizzo pecuniario. L’art. 18 è in grado di dare una protezione effettiva contro i licenziamenti illegittimi perché attribuisce ai lavoratori il diritto, in caso di recesso ingiustificato, di riprendere il lavoro, di tornare in fabbrica, di essere rimessi nella originaria postazione.

Eliminare l’art. 18 non solo non appare utile a stimolare la crescita e l’occupazione, come dimostrano l’attuale elevato tasso di disoccupazione e la percentuale altissima di flessibilità che ormai caratterizza i rapporti di lavoro, ma rischia di provocare, in uno con la compressione delle prerogative sindacali, un definitivo sbilanciamento del nostro sistema verso obiettivi di produttività e competitività, ed a discapito dei diritti fondamentali, quali il diritto al lavoro e alla dignità del lavoro stesso, senza i quali nessuna crescita, nel senso sociale del termine e nella direzione voluta dai nostri Costituenti, è concepibile.

Magistratura democratica guarda con seria preoccupazione alle proposte di riforma del diritto del lavoro che includano l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto o anche solo la limitazione della sua operatività ed esprime solidarietà alla Fiom che con la manifestazione nazionale del 9 marzo 2012 porta avanti una importante battaglia a tutela dei diritti dei lavoratori. 


Magistratura Democratica - Gruppo Lavoro
Carla Ponterio  Roberto Riverso

8 marzo 2012
Ultimi articoli
Ordinamento penitenziario

Senza paura. Nel nome della sicurezza e dei diritti si approvi la riforma

L’appello di Md e Antigone a tutte le forze politiche
Diritto di asilo

Il diritto di difesa non è uguale per tutti

di Silvia Albano* e Riccardo De Vito**
La previsione dell’audizione del richiedente asilo senza l’assistenza del suo avvocato difensore non solo lede gravemente il diritto di difesa della parte, tutelato dall’art 24 della Costituzione, ma rischia anche di rendere meno efficace e rilevante la stessa audizione del richiedente
Ordinamento penitenziario

Appello al governo

Pubblichiamo il testo di un appello sottoscritto da diverse associazioni in rappresentanza dei mondi dell’università, dell’avvocatura, della magistratura e del volontariato, nonché da autorevoli giuristi e da personalità della società civile. L’appello, indirizzato al Governo, auspica l’approvazione definitiva della riforma penitenziaria, in attuazione delle delega conferita con la l. n. 103/2017. La riforma, giunta a un passo dal varo definitivo con l’approvazione dello schema di decreto legislativo, rischia ora una definitiva battuta d’arresto per via della fine della legislatura.
Rassegna

Una riforma meditata. Non una svuotacarceri

R. De Vito: «Una legge che ridà alla magistratura di sorveglianza la sua autonomia decisionale e il ruolo di garanzia sancito dall’art. 27 della Costituzione» (Il Dubbio)
Ordinamento penitenziario

Per una riforma necessaria

di Riccardo De Vito
Domani, 22 febbraio 2018, il Consiglio dei Ministri deciderà le sorti della riforma penitenziaria. Nell’auspicare la sua approvazione nella versione originale, pubblichiamo i lavori della Commissione che ha predisposto lo schema di decreto delegato approvato il 22 dicembre 2017
Consiglio superiore della magistratura

Soggetti soltanto alla legge. I magistrati e le carriere

di Riccardo De Vito
Riemergono le carriere all’interno del corpo professionale e, con queste, l’imprinting verticale della magistratura. Ne risentono l’autonomia della giurisdizione e, al dunque, l’uguaglianza delle persone davanti alla legge. Occorre studiare la patologia per formulare prognosi e trovare antidoti