Anm

"Bene l’incontro con il Governo

Ma restiamo pronti alla mobilitazione"

Riforma: Anm va all’incontro con il Governo
ma resta pronta ad ogni iniziativa di protesta

L’Associazione nazionale magistrati esprime la propria ferma contrarietà al contenuto dell’emendamento approvato la settimana scorsa dalla Camera dei Deputati, che modificando la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, ha l’effetto di minare la terzietà, l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, e quindi il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Con tale emendamento si amplia a dismisura l’area della responsabilità civile dei magistrati, introducendo l’azione giudiziaria diretta nei loro confronti ed includendo nella sfera della responsabilità civile anche l’attività interpretativa del giudice. Contrariamente a quanto il suo proponente afferma, l’emendamento non è affatto una conseguenza necessaria delle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha sempre fatto esclusivo riferimento alla responsabilità dello Stato, e si pone invece in assoluto contrasto con i principi e gli atti delle Istituzioni europee.Una normativa come quella che viene proposta non esiste in nessun ordinamento democratico.

Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Canada, in Israele il giudice non può mai essere chiamato a rispondere per gli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni. In Germania la responsabilità civile è limitata alle sole ipotesi di reato. In Francia, nei Paesi Bassi e in Svizzera è esclusa ogni forma di azione diretta nei confronti del giudice. Inoltre le raccomandazioni della Carta Europea impongono l’esclusione della responsabilità diretta del giudice e consentono unicamente un’azione contro lo Stato con una più o meno limitata possibilità di rivalsa dello Stato nei confronti dei magistrati.

Anche la raccomandazione del Comitato dei Ministri agli Stati membri sui giudici n. 12 del 2010, adottata dal Comitato dei Ministri il 17.11.2010, nega la possibilità di qualsiasi forma di responsabilità civile diretta dei magistrati stabilendo che: "l'interpretazione della legge, l’apprezzamento dei fatti o la valutazione delle prove effettuate dai giudici per deliberare su affari giudiziari non deve fondare responsabilità disciplinare o civile, tranne che nei casi di dolo e colpa grave" (par. 66), e prevedendo poi che "soltanto lo Stato, ove abbia dovuto concedere una riparazione, può richiedere l’accertamento di una responsabilità civile del giudice attraverso un’azione innanzi ad un tribunale" (par. 67) e che "i giudici non devono essere personalmente responsabili se una decisione è riformata in tutto o in parte a seguito di impugnazione” ( par.71)

Il principio “chi sbaglia paga”, sempre invocato nella polemica contro i giudici, non tiene conto del fatto che già in Italia esistono ben cinque forme di responsabilità: penale, civile, disciplinare, contabile e anche professionale.

Per questi motivi la magistratura intende rappresentare in tutte le sedi, politiche ed istituzionali, nel rispetto delle prerogative di tutte le istituzioni, nonché all’opinione pubblica le ragioni della profonda contrarietà alla proposta di riforma in discussione.

Il Comitato direttivo centrale prende atto positivamente dell’incontro fissato per domani con il Presidente del Consiglio, con il Ministro della Giustizia e con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Dà mandato al Presidente di convocare in via di urgenza una nuova riunione del Cdc per assumere ogni iniziativa di protesta, nessuna esclusa,  in caso di esito negativo del confronto.

Roma, 7 febbraio 2012


Il Comitato Direttivo Centrale
 

7 febbraio 2012
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